Beautiful Freaks no. 50 is coming out!!!

Just a little preview before we present number 50!!!!

Dinosaur Bd

 

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Testing a Pentel Brush.

I bought a mounth ago a Pentel color Brush (i took the Black ink#101)

It is often use to use ink on the pencils, especially when you draw comics.
As for me, i was at a first experience using the ink in this way… and i have to say that yes, it’s not easy at the beginning, but in the end, with the experience, the quality is very very good.

It’s a question of pressure, stability of the hand, and we shoudn’t fear or have bad thoughts while we’re drawing. These are the most important points to consider in my opinion. It’s made in Japan. I bought it on the internet more or less for 20 euro. If i can give you a suggestion, you should buy some refills, because the consumption of the ink is quite high if you use it frequently, or if you have a tendency to put many blacks. I made some trials… at the Daisho Studio we are studying the textures and we’re trying to look for a good sign to express them.

I made some trees…

tree1

It’s a picture a took with my mobile… it’s not the top of quality…
In this other test i played just a little with a background texture.

tree

About me… my tuesday’s thoughts…

English: Soon I’ll be studying in a Comic Studio in Rome hold by a famous italian comic artist: Saverio Tenuta. You know… i’m very strange when i study something. When i was at University, it was a real job for me.

I liked what i did, but i did not love it.

I took my curriculae seriously. All the litteratures, philology, semantics… i couldn’t really “feel” them. There was no time to go deeper, to put some real passion in what i was reading. Do not misunderstand me, i’m not saying i didn’t appreciate Stendhal’s “Rouge et Noir” or i didn’t like to learn how the german idioms had been evolving. Every person has it’s own way to learn. And i had the impression they where just inserting datas in our brain database.
And these datas where… all the same.
No place for opinions or personal points of view and feeling. This is the REAL reason i did not continued with masters or doctorates or whatever you want to call them. I didn’t find to put a part of me in all i was studying. My dream was to unite what i normally feel for art with the historical processus of our evolution… with litterature. I failed and the result were just words in the book i’ve published in 2011 (Echi di Volti- Faces Echoes… don’t know if the traslation is correct… as you can see my english is… awful).

In 2011 i entered to International School of Comics in Rome… but i really didn’t like the way things were going on. Students were very young, and most of them went there just because they didn’t want to work or study seriously. Art in Italy is soooo underestimated. Italian people think that artists are incapable slackers. Useless for evolution. It is true that many persons define themselves as artists while the truth is they are rich and bored sons of Italian rotten system. I do not define myself as artist. I just want to learn. With passion.

My really, only wish is to fight what i am feeling know: there are worlds, huges and heavy worlds in my head. And they are stuck there because i can’t find a way to let them get out. There’s a mess.

I just want to free me from all this pain, to share the love i have inside me when i see, for example, a child who is smile instead of crying. .. … and the only way is writing and drawing.

I am no artist. I’m just exausted by the unreasonableness and chaos that linger in my head and outside it.

Pensieri del Martedì Mattina


Italiano
Presto entrerò a bottega presso il Daisho Studio di Saverio Tenuta… per studiare fumetto. Personalmente sono molto felice. Dall’altra parte non potevano non mancare lo stuolo di persone che mi scoraggiano dicendomi: “ma sei vecchia… dove c@##0 pensi di andare??” oppure “ma dai… non sai disegnare… che vai a fare a perder tempo?” ecc ecc ecc. In realtà credo di aver avuto… come dire… un “déclic”… un click insomma… mi è partita una rottela, da qualche parte, forse tra la zona occipitale e la mole di materia grigia galleggiante. Perché non me ne frega davvero più niente. Ah… l’ho detto. Ho vissuto tutta , e dico TUTTA la mia esistenza cercando di farmi apprezzare dai miei genitori. Sperando che mi avrebbero spinta a disegnare. Ed ho sempre ottenuto il contrario. Mi hanno sempre detto che non ero capace. Mi hanno sempre spinta a lasciar perdere, dicendomi che era tutta una gran perdita di tempo, che poi in fondo non ero brava. Con mia sorella, l’artista prodigio della famiglia che definisce i miei disegni deludenti…. insomma basta. Ho tagliato un cordone. Quello che sto facendo, ora, lo sto facendo per me. 

Mi sono stancata di studiare come studiavo all’Università. In quei tempi avevo davvero l’impressione che noi studenti non eravamo altro che database da rimpinzare. Un mucchio di cervelli riempiti allo stesso modo, con frasi preconfezionate, punti di vista e griglie interpretative che dovevano fare da Cicerone a tutta la nostra linea di pensiero. Non sono mai riuscita a costruire qualcosa di “mio”… a fondere quelle conoscenze con i miei sogni, i miei punti di vista. Non ne ho mai avuto il tempo, e chissà forse anche le capacità. Mi piaceva, ma non l’amavo. Questo è il vero motivo per il quale non sono andata avanti con master o dottorati o quello che cavolo vi pare. Avrei voluto fondere la passione che mi suscitava l’arte con quel che studiavo a letteratura e storia.

Per questo ho lasciato la scuola di comics. Perché sono uscita da lì con la medesima sensazione. Senza contare che non riuscivo a relazionarmi con la maggior parte dei colleghi, tutti giovanissimi. Alcuni di loro stavano lì perché non avevano nient’altro da fare… non volevano né lavorare né studiare e quindi pensavano che andare lì era una buona opzione per non fare niente per tre anni. Altri invece erano semplicemente divorati da due dèmoni: l’invidia (sotto forma di competizione negativa) e l’ignoranza. E questi due dèmoni uniti nella mente umana fanno danni seri, la storia ce lo insegna (anche se noi dimentichiamo)… I professori erano schivi, e non avevo l’impostazione mentale adatta per imparare da loro.

non ero fatta per quell’ambiente. non ero fatta nemmeno per l’ambiente univeristario. non mi definisco un artista, e vorrei solo trovare un modo di imparare mettendoci i sentimenti. Fare mie le cose… e soprattutto: avere una capacità critica di rielaborazione dei dati.

per piangere e far piangere…. Will Eisner me lo fa sempre… e io ogni volta piango. E gli voglio bene perché lui sa leggere davvero nell’anima delle metropli, delle persone, dell’umanità. E’ tutto così vivo…

Volevo provare le stesse emozioni. Non dimenticherò mai quant’ho amato l’esame di Storia dell’Arte contemporanea con il professore Max Gallo. Quando ho pianto leggendo le lettere di Van Gogh… nella raccolta “sarà sempre amicizia tra noi”… lo studio del sud… e quant’ho odiato Gauguin per ciò che ha fatto…

Voglio imparare a disegnare per liberarmi dal dolore. Nella mia testa ci sono mondi interi, giganti, e pesanti, ed io sono oppressa poiché non mi fanno vivere, poiché non mi lasciano vivere nella comune realtà. Poiché lì c’è un casiono ed in non ho gli strumenti necessari per mostrarveli, tirarveli addosso. Condividere con voi la gioia di vedere un bambino sorride, o il dolore… che ci unisce tutti.

In questo senso siamo tutti artisti, e nessuno è artista, in quest’ottica siamo “uno nessuno e centomila”.

Ed io voglio solo essere lasciata in pace., e fare quello che amo fare.

photo credit: Hani Amir via photo pin cc

Ragionare i Colori, Sentire l’Arte: La crisi del disegnatore autodidatta.

Sto cercando in questi giorni come una forsennata di riprodurre al meglio l’effetto pelle sulla tavoletta… ma il discorso non è assolutamente scontato e dopo innumerevoli ore passate a fare tentativi sulla tavoletta l’effetto è a dir poco deludente. Sto cercando di seguire vari tutorial, ma capisco bene che ho problemi serissimi in quanto sono autodidatta e non posso stare a contatto con persone professionali. Vorrei stare un pomeriggio seduta vicino ad Adam Hugues, e osservarlo.. già… i strani sogni nel cassetto dei geek del disegno… ad ogni modo Adam Hugues non accetterebbe mai… ed io resto una mente non allineata che non sa ragionare il colore perché non ha mai visto nessuno all’opera (di bravo, preciso). E quindi il problema risiede proprio alla radice, ovvero: non so dove mettere le ombre e le luci, non come come reagisce il colore in tutto ciò.

Ma la prima risposta me la dono da sola. Perché sento che dentro di me l’incoscio ripetermi tutto ciò con costanza: “osserva”. Una gran parte di me mi dice che basta osservare per trovare una soluzione. Riprodurre il reale attraverso l’osservazione per poi interiorizzarlo, sintetizzarlo. Uhm… in tre righe l’ho detto… ma per me è una vita di studio.

Ho dei flash back di quando ero bambina. E di quando ero al liceo. Il mio grande sogno era quello di disegnare. Disegnavo prima di parlare. Ricordo che le persone che vedevano i miei disegni restavano sorprese. In terzo liceo avevo riprodotto a matita un pezzo del famoso DAIM, e mi ricordo bene la faccia della tipa dell’accademia delle belle arti che mi diceva che era impossibile, che una ragazzina di 16 anni non poteva fare quel tratteggio. E che cmq a mano e in quel modo “no, non è possibile che tu lo abbia fatto così’, solo osservando il disegno sullo schermo del pc”… degli altri ragazzi a scuola, che disegnavano a loro volta nemmeno ci vollero credere quando glielo feci vedere in cerca di consigli. Uno per poco non me lo strappava. Non dissero niente, se non “fai schifo, sei una copiona, non si copiano le cose, sei una merda”… ma io volevo solo capire che cosa stava facendo e non vedevo un altro modo se non quello di riprodurre quel che vedevo per imparare. Va beh mi trattavano sempre male a scuola. E ne ho cambiate, di scuole, per via degli infiniti traslochi… sempre male. Ma non è il punto.

Il punto è che ero davvero brava. Era a 16 anni che avrei dovuto lottare con i miei per andare ad una scuola di fumetto. Erano quelli, gli anni. In cui la mia mente poteva essere formata, modellata, impressionata al meglio. Mi avrebbero detto di no cmq. Lo so. Ma se solo avessi avuto più coraggio, se solo loro avessero creduto anche solo uno sputo in me… forse adesso sarei stata soddisfatta credo. Ma la vita non si costruisce sui se.

Mi dico spesso che forse le cose vanno così, perché è così che devono andare. Alcune cose le puoi cambiare, puoi lottare per ottenerne altre, ma alcune cose sono e e restano così. Bisogna esser partigiani, quello si: prender parte nelle cose e non lasciarsi vivere.

Le guerre più acerrime, sono sempre quelle che combattiamo con e contro noi stessi.

La mia guerra ora è riuscire a dirmi che sono ancora in tempo, che posso ancora migliorare, che posso ancora imparare a disegnare, e a farlo in maniera completa, tenace. Che non è troppo tardi per me. Che non è troppo tardi per me.