Ode all’Autunno di Pablo Neruda

Modesto è l’autunno, come i taglialegna.
Costa molto togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi di tutti i paesi.
La primavera le cucì in volo
e ora bisogna lasciarle cadere
come se fossero uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per le strade,
parlare lingue,
svedese, portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte le lingue
e dappertutto, sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere le foglie.

Difficile è essere autunno,
facile essere primavera.
Accendere tutto quel che è nato
per essere acceso.
Spegnere il mondo, invece,
facendolo scivolare via
come se fosse un cerchio di cose gialle,
fino a fondere odori, luce, radici,
e a far salire il vino all’uva,
coniare con pazienza l’irregolare moneta
della cima dell’albero
e spargerla dopo
per disinteressate strade deserte,
è compito di mani virili.

Seconda Edizione di “Echi di Volti” su Lulu.com

Ed ecco qui finalmente la seconda edizione. Sono passata a Lulu perché in questo modo posso vendere il libro ad un prezzo nettamente inferiore. Vorrei farne anche e soprattutto un e-book… ma non so ancora come diavolo usare inDesign per creare un e-book in formato ePub. Lulu può aiutarti a pubblicare eBook in formato PDF da vendere presso il mercato Lulu. Però se si vuole ottenere audience, bisognerebbe sostituire il PDF com l’ePub, perché è visualizzabile su tutti i dispositivi eReading. Dato che devo imparare ad usare ID anche per altri tipi di impaginazione… Direi proprio che è giunta l’ora di affrontare l’inquietante e tedioso ID.

Ad ogni modo ho ridisegnato la copertina, e a mio grande stupore mi sono accorta che si trattava di 200 pagine. Ho letto e riletto tutto… insomma così ad occhio…  incrocio le dita e spero che qualche disperato mi si filerà!

A tutti i calpestatori di questo suolo.

A me piacerebbe tanto, davvero, poter scrivere:
Giunge la primavera
Tutto appare bello
Mi sento una donna nuova,
Sento il calore della speranza,
la rinascita d’un luogo migliore.
Sboccia un rosa
e passa il caldo scirocco tra le mie ciocche d’ebano…
Giunge la primavera
soffio dorato
tra il dondolarsi d’una scarlatta farfalla.

Il punto vero, REALE, è che non sono così. Mi piacerebbe spesso poter essere quella ragazza spensierata che sorride alla vita e si lascia trapassare da questa nuova era di speranza e rinascita. Invece io sono Greta, e non posso nascondere, che tra questo svolazzare di farfalle, e boccioli e cose belle… che quel che vedo è aspro ed invernale, non lo posso ignorare:

Sono i volti delle persone.
Non c’è nessuna Primavera in loro.
Io sono fortunata poiché la mia vera casa
che è rappresentata dalle persone che amo…
non sta attraversando gli stessi momenti di profonda crisi
che ha toccato innumerevoli vite.

Quelli che hanno soldi, e vedono il mondo
dal parabrezza della loro  macchinetta chic
non possono rendersi conto.

I volti dell’ansietà
d’un popolo moribondo
senza alcuna combattività o speranza

un volto di un bambino
privo di sorriso

il volto d’una bambina,
che osserva quello della madre
cupo e travagliato
i suoi occhi
lucidi
e secchi al contempo

vite contrite

una tale asprezza
sulle mie labbra

 cosa posso fare per loro? niente. A volte dono loro un sorriso.
Spesso mi rispondono… ma il loro gesto è affaticato, stanco.

E tutto quel che i nostri avi hanno fatto
per noi, per la libertà, e per gli ideali…

va a disperdersi nelle bugie blaterate alle masse
MA CON QUALE COSCIENZA, MI DOMANDO?
con quale cuore? così deturpata resta questa nazione…

così sacrificate devono esser? queste vite sante?

l’ingiustizia colora di cupe pennellate questa mia primavera
che tra una rose e l’altra, continuo a vedere i volti
traditi
gli sguardi tetri dei bambini
gli occhi disperati dei genitori

che si chiedono con quale cuore li faranno crescere.

Conversazioni… frammento numero 20

Sono in macchina. Parcheggiata. In attesa. Driiiin Driiiiin…
DRIIIN DRIIIN…

Foglianera: Si pronto?
Matusalemme: La signorina Foglianera?
Foglianera: Si sono io, con chi parlo?
Matusalemme: Lei ha l’onore di parlare con me… matusalemme dei versi, progetrice del concorso: “premio tutti i miei parenti… e che non sei raccomandata… beh non ti senti miracolata ad aver vinto comunque?”
Foglianera: Ah. B… bbbu… Buonasera.
*foglianera ricorda cosa accade durante quel premio…*…
Matusalemme: Si ricorda di me, vero?
Foglianera: Oh, si. Si, che mi ricordo di lei… mi domando se lei si ricorda di me, signora matusalemme?
Matusalemme: Ma certo! Chi dimenticherebbe i suoi versi?
Foglianera: Mi fa piacere che ama i miei versi. E’ che credevo che la sfuriata che ho fatto sul palco al deputato il signorino Ricchino, e al signor Assessore, mister pelatone… aveva generato non pochi problemi.
Matusalemme: uhm
Foglianera: Senza contare che son finita poi sul giornale e che poi va beh… ci stava anche la televisione…
Matusalemme: si…
Foglianera: Vogliamo poi parlare del fatto che non ho comunque potuto leggere quel che avevo scritto sulla guerra di *beeep*… si tratta di censura, capisce
Matusalemme: uhm si però… vede…
Foglianera: cosa devo vedere? vi siete premiati tra di voi!!! la stessa persona è salita quattro volte sul palco, quattro volte sul palco!?!??! a ritirare il premio per altri che non avrebbe dovuto conoscere!?!? ero l’unica stronza in fondo al teatro, a vedere la vostra danza di falsità e mediocrità!
Matusalemme : eh ma aspetti ma cosa va a pensare?
Foglianera: Vado a pensare che devo scrivere proprio bene per beccarmi quella stramadeletta e inutile coppa senza conoscere nessuno. Mi sento orgogliosa di non essere la classica raccomandata impaccata spinta da amici e parenti.
Matusalemme: Va bene ma ora si calmi, per favore… non voglio proseguire dicend…
Foglianera: Ma che poi scusi… perché mi sta chiamando? lei che vuole da me?!?!!?
Matusalemme: Io voglio che lei partecipi al concorso: “Cuore/sole/amore e 1000 conigli rosa.”
Foglianera: Sta scherzando vero?
Matusalemme : No.
Foglianera: Perché? Perché? peeerché?
Matusalemme: Perché mi piace, quello che scrive. Lei mi fa stare male. I suoi versi logorano.
Foglianera: A me logorano i vostri meccanismi sociali.
Matusalemme: Lei è un’artista. A quel premio non possono partecipare solo cani. Ho bisogno che partecipi.
Foglianera: Io non so cosa dire.
Matusalemme : Io le dico che ho una certa età. E che il marcio c’è. E chi lo nega. Ma il marcio anche sa farsi logorare. E vuole essere logorato.
Foglianera:
Continuo a non capire cosa diavolo vuole da me.
Matusalemme :
Faccia quel che sa fare meglio, signorina. Ci logori.
Mandi tutto a questo indirizzo. Arrivederci.

Poesie Vincitrici del Premio Letterario “Il Telescopio” Undicesima edizione.

Dunque non ho ancora ben capito la sezione in cui son stata inserita. Immagino una roba tipo “pari merito”. Per telefono non mi dissero di cosa si trattava. Ad ogni modo in molti mi hanno chiesto di poter leggere quel che ho scritto. Io ve le posto qui. Ovviamente mi hanno fatto leggere il frammento. Politically correct. Chissà che cosa sarebbe successo se avessi pronunciato “Sarajevo” e “gommoni” lì dentro. Va beh, lasciamo stare.

Queste poesie sono protette da copyright. Qualsiasi plagio, qualsiasi tentativo di copia verrà punito con la legge.

Già varie volte hanno copiato spudoratamente i miei testi. Dateci un taglio e compratevi un dizionario.

 

Grecale.

Molto tempo fa io ero.

Ero il messaggero dei tempi antichi
Colui che accarezzava i capelli di Erato
e irradiava di rose e mirto
valli feconde.

Stringevo le vergini menti

Dei saggi visionari

Colorando quei verdi frutteti

Con turbini di foglie

E follie divine.

Ero colui che baciò le labbra di Narciso

Quand’egli si scorse la prima volta.

L’acqua vide

Il mio manto d’Amore e di Odio.
Oggi
Sono colui che sparge via
le poveri delle guerre.

Sono quello che oscilla
tra la rabbia e la compassione.

Mi avete avvelenato
con le vostre bombe
le urla
e l’orgoglio

Mi avete spostato
Torturato e prosciugato
con tutti i volti che ho dovuto vedere

quando laconico
attraversavo i Balcani.

 

Ho asciugato le lacrime di Sarajevo

E spento i fuochi dei roghi

Disperato fuggivo via

Insieme a processioni di gommoni.

Finalmente muoio

Troppo stanco per raccontarvi la mia storia.

Antico come le vostre maschere
Antico come la vostra crudeltà.
(Greta M. Margherita)

Frammento d’un Infanzia

 

Ghirigori d’ombre

Disegnati sulla sabbia

Da nuvole che offuscano il Sole.

Una bambina rincorre

Il suo sogno
Tra giochi di luce.
(Greta M. Margherita)

Milena

La tua esistenza suona come un carillon
Noi due
Due isole
divise da un mare di lamelle vibranti
a volte caldo
a volte freddo
senza  un ordine preciso,
dalle onde forti ma incerte
senza vera meta
Come te
non sanno dove andare a schiantarsi

le piccole note delle stelle
sussurrano parole innevate
lontane

E ti vedo comunque
Dalla mia lontana isola
E ti vedo

Seduta su panni di sabbia
i piedi immersi nel mare nero
Che guardi sù
lassù in alto
ascoltando a tratti la melodia delle stelle.

Ondeggiano i pensieri
si bagnano lievi
galleggiano sull’acqua come un fiammifero in alto mare.

E l’ho sempre saputo
E sempre ti ho vista
Bagnare nel mare le tue lacrime salate
Ed ora

Ora dalla mia isola ti vedo
Sempre più grande, sempre più lontana
suonare note notturne
Andare via

G.M. Margherita

Voci di Samhain

Ci siamo sedute sul muretto, quel giorno.
Il mare era calmo come al solito.
Quando ci sono io
il mare è sempre calmo, lo sai.

La sabbia era così fredda da infastidire le vene.
Il Libeccio sbuffava
non troppo convinto…
Nessuno di noi lo era in quell’epoca.

Vicino a te, nella tua mano, c’era la Montagna incantata di Thomas Mann.
Nella mia “The Dubliners” di James Joyce.
Eravamo così sole.
Ti scrivo oggi per salutarti. Perché mi manchi.
Mi vieni a trovare in questui giorni?
Ve la passerete meglio voi, nella valle dei Morti.

Anzi sai che ti dico?
era meglio se non venivi qui.
Rimarrai delusa. Ma non ti stupirebbe credo.

Più passa il tempo e più credo che quando ti sei buttata giù da quel palazzo
eri molto più consapevole di me.
Mi manchi anche se non so chi sei.
Ti sogno e non so dove vai.

Le parole lette, dette, sperate… si perdono
Come foglie nel vento
Come rotoli di carta strappati e gettati sull’asfalto.
Quasi dimentico il tuo nome… ma poi ritorni sempre
in questi giorni.

Se vuoi restami accanto, ancora un po.
La pioggia mi rende sola. Le pareti inebriano questa stanza con danze di spiriti.
Resta qui se vuoi, ma non ti perdere, mia cara.
Non restare qui per sempre, incatenata alle mie lacrime.

La neve arriva per tutti.
Avresti capito questa frase, se solo avessi decido di finire di leggere The Dubliners.
Lo hai fatto?

Lo sai la cosa più buffa?
Chi l’avrebbe mai detto… mi sto perdendo anch’io.