La Vita di Pi: conclusioni e pensieri

Mi conoscete. Di rado scrivo recensioni sui film… ma stavolta due parole le vorrei proprio spendere. Vi dico subito che ci sono alcuni spoilers. E soprattutto è il mio discutibilissimo punto di vita.

Quando l’ho sentito la prima volta… quasi mi veniva da ridere. “Un film che parla di un ragazzo su una barca con una tigre, una scimmia, una zebra e una iena??? stiamo scherzando vero?” dissi da gradassa “siamo proprio arrivati alla frutta direi!”. Invece a distanza di ore, e giorni, ci sto ancora pensando. Questo film mi ha colpita talmente nel profondo che ho sentito la necessità di scrivere qualcosa a riguardo. Un film che fa pensare, finalmente, a qualcosa di più profondo che alle mere emozioni da quattro soldi che ti lasciano la maggior parte dei film. Un rimpatrio nella natura umana. 

E se ci penso ancora mi viene da piangere. Molti hanno commentato con ” ah no ma gli animali ci stavano davvero sulla barca, cioè lui ha ammaestrato la tigre, no?” … Invece secondo me il film è tutta una vera e propria metafora.

Il personaggio compie un viaggio, da naufrago, nell’abisso della natura umana. Roger Parker è Pi. L’orangotango è la madre. La zebra è mozzo. La iena il cuoco…. il cui ruolo… tiè guarda un po è recitato da Depardieu. Il quale non è uno stupido in fatto di intuizioni…. e ha interpretato in soli 20 secondi il personaggio che ha poi un ruolo chiave nello sviluppo dell’intera storia. La dinamite che fa esplodere la tigre. Che guarda caso esce da sotto la coperta, mentre Pi è sopra, incapace di agire mentre lui aggredisce la madre. Ogni animale rappresenta lo spirito di sopravvivenza dell’uomo. La zebra è ferita, destinata alla morte. La iena è impazzita, e uccide due dei suoi coabitanti. Ed infine la tigre… silente esce finalmente fuori per avviare la dura lotta alla sopravvivenza. Per questa ragione Pi dice che è stata Roger Parker a tenerla in vita.

Roger Parker e Pi sono lo sdoppiamento della figura dell’essere umano. Delle sue debolezze, paure, necessità. La ricerca della fede, la ricerca del cibo.

Ed infine, quando il naufrago tocca le sponde della terra ferma, vede il suo alter ego andarsene senza neppure salutare. Ed è così. E’ così che dev’essere. La parte più oscura di sé lo ha salvato, lo ha quasi ucciso, gli ha rivelato i segreti più oscuri dell’esistenza, le necessità più crude. Non è suo “amico” … è se stesso, e quella parte di sé non saluta.

Una storia incredibile, una massima sull’esistenza umana, che a tutto tondo fa pensare ben più di quanto non si possa dire.

Accanto a questo vi sono una serie di effetti speciali incredibili, un cast sconosciuto (finalmente!!!) pieno di talento, in grado di far immedesimare l’osservatore fino all’osso.

Inquadrature anch’esse profondamente interessanti. In particolar mi ha segnata tanto  quella in cui Pi uccidere un grande pesce con un’accetta. Vediamo l’occhio nero del pesce che lo guarda. Pi è di spalle. pensiamo a quanto ingegnoso sia l’uomo… a quanto potere può avere con un’accetta in mano, togliere la vita in quel modo… per sopravvivere…  ed invece a quel silenzio segue il pianto di Pi, il ringraziamento per quel cibo, associato ad una inquadratura dal basso, quasi a prender posto nel corpo del pesce… in netta contrapposizione con la nozione di potenza che offre quell’atto, troviamo la disperazione dell’uomo. Nettamente opposta a quella della tigre-cacciatrice.

…un film che merita davvero di essere visto.

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