Ragionare i Colori, Sentire l’Arte: La crisi del disegnatore autodidatta.

Sto cercando in questi giorni come una forsennata di riprodurre al meglio l’effetto pelle sulla tavoletta… ma il discorso non è assolutamente scontato e dopo innumerevoli ore passate a fare tentativi sulla tavoletta l’effetto è a dir poco deludente. Sto cercando di seguire vari tutorial, ma capisco bene che ho problemi serissimi in quanto sono autodidatta e non posso stare a contatto con persone professionali. Vorrei stare un pomeriggio seduta vicino ad Adam Hugues, e osservarlo.. già… i strani sogni nel cassetto dei geek del disegno… ad ogni modo Adam Hugues non accetterebbe mai… ed io resto una mente non allineata che non sa ragionare il colore perché non ha mai visto nessuno all’opera (di bravo, preciso). E quindi il problema risiede proprio alla radice, ovvero: non so dove mettere le ombre e le luci, non come come reagisce il colore in tutto ciò.

Ma la prima risposta me la dono da sola. Perché sento che dentro di me l’incoscio ripetermi tutto ciò con costanza: “osserva”. Una gran parte di me mi dice che basta osservare per trovare una soluzione. Riprodurre il reale attraverso l’osservazione per poi interiorizzarlo, sintetizzarlo. Uhm… in tre righe l’ho detto… ma per me è una vita di studio.

Ho dei flash back di quando ero bambina. E di quando ero al liceo. Il mio grande sogno era quello di disegnare. Disegnavo prima di parlare. Ricordo che le persone che vedevano i miei disegni restavano sorprese. In terzo liceo avevo riprodotto a matita un pezzo del famoso DAIM, e mi ricordo bene la faccia della tipa dell’accademia delle belle arti che mi diceva che era impossibile, che una ragazzina di 16 anni non poteva fare quel tratteggio. E che cmq a mano e in quel modo “no, non è possibile che tu lo abbia fatto così’, solo osservando il disegno sullo schermo del pc”… degli altri ragazzi a scuola, che disegnavano a loro volta nemmeno ci vollero credere quando glielo feci vedere in cerca di consigli. Uno per poco non me lo strappava. Non dissero niente, se non “fai schifo, sei una copiona, non si copiano le cose, sei una merda”… ma io volevo solo capire che cosa stava facendo e non vedevo un altro modo se non quello di riprodurre quel che vedevo per imparare. Va beh mi trattavano sempre male a scuola. E ne ho cambiate, di scuole, per via degli infiniti traslochi… sempre male. Ma non è il punto.

Il punto è che ero davvero brava. Era a 16 anni che avrei dovuto lottare con i miei per andare ad una scuola di fumetto. Erano quelli, gli anni. In cui la mia mente poteva essere formata, modellata, impressionata al meglio. Mi avrebbero detto di no cmq. Lo so. Ma se solo avessi avuto più coraggio, se solo loro avessero creduto anche solo uno sputo in me… forse adesso sarei stata soddisfatta credo. Ma la vita non si costruisce sui se.

Mi dico spesso che forse le cose vanno così, perché è così che devono andare. Alcune cose le puoi cambiare, puoi lottare per ottenerne altre, ma alcune cose sono e e restano così. Bisogna esser partigiani, quello si: prender parte nelle cose e non lasciarsi vivere.

Le guerre più acerrime, sono sempre quelle che combattiamo con e contro noi stessi.

La mia guerra ora è riuscire a dirmi che sono ancora in tempo, che posso ancora migliorare, che posso ancora imparare a disegnare, e a farlo in maniera completa, tenace. Che non è troppo tardi per me. Che non è troppo tardi per me.

One thought on “Ragionare i Colori, Sentire l’Arte: La crisi del disegnatore autodidatta.

  1. ehi! vedrai che qualcosa ne esce… se continui a impegnarti con costanza vedrai che la cosa migliora. cerca sempre di fare cose nuove, diverse, e di alzare il livello di difficoltà. e copia da quelli che ti piacciono, così impari come hanno fatto loro!

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