II27 Sognare i treni.

(Questi Post con intestazione “sogni”  fanno appello al mare della coscienza del web. Nella disperata ricerca di trovare collegamenti con altre menti che come me vivono sogni “lucidi” o esperienze oniriche particolari. E’ innanzitutto un omaggio a Jung. Poi è probabile che il mio cervello sia più vicino a quello di una scimmia che a quello di un genio, ma almeno ne sono consapevole, e non posso far altro, nel mio piccolo e nei miei versi, che tentare di costruire qualcosa che possa andare oltre. Vorrei conoscere altre sognatrici, e altri sognatori. Ho già scritto della mnemonica dei sogni su questo blog, vorrei iniziare ora a scriverli. Ho quaderni pieni di sogni, qui accanto a me… sono tutti scritti lì… eppure restano lì… e solo io posso interpretarli o analizzarli. E non sò… sento che per quanto pericoloso possa essere, renderli in qualche modo pubblici potranno aiutare non solo me, ma anche altre persone. Vorrei comparare con altri sognatori dei simboli ricorrenti, dei luoghi in cui andiamo e camminiamo. Posso dare spesso struttura alle sequenze. struttura spesso necessario, perché dove andiamo noi il tempo non esiste… o se esiste, è tutt’altra cosa.)

Sono seduta nel vagone di un treno. E’ una carrozza abbastanza antica, con sedili di pelle rossa. I treno è pieno di passeggeri, tra questi riconosco alcuni amici del mio compagno. La maggior parte di loro dormono. Uno finge di dormire, ma è come se potessi vedere oltre le sue palpebre: mi fissa, interessato. Mi sento infastidita da questo, e mi alzo. Passeggio per il vagone, osservando le persone. Sembrano essersi tutte accampate su quel vagone. A differenza loro, non ho bagagli. Ho solo quel che indosso, e questo mi fa sentire molto sicura: non ho bisogno di nient’altro. L’unica cosa che mi collega all’esterno, sono i sentimenti. Tutto sembra andare per il meglio, fino a quando una ragazza mi blocca il passaggio. La conosco. E’ una ragazza che da anni parla male di me. Lo fa con le sue amiche (o meglio, i suoi ghoul) e con chiunque abbia provato un qualsiasi tipo di interesse nei miei confronti (intellettuale intendo). Siamo sole io e lei. Gli dico: “sei davvero una pezzente. Nella posizione in cui ti trovi potresti aiutare tante persone. E che cosa fai con la tua ricchezza? E che cosa fai con il tuo tempo? Con la tua vita? Ti fingi preoccupata della società che ti circonda ma per te non c’è niente oltre il tuo aspetto, la tua apparenza. Parli male di me, da anni, solo perché non ti aggrada il fatto che penso, che sono diversa dal prototipo di ragazza che tu vuoi essere. E’ ripugnante. Tu sei ripugnante. Sei così carina, ma io adesso… vedo davvero un mostro. La tua anima vuota mi spaventa. Ora lo sai perché ho paura di te: le persone dalle anime vuote mi terrorizzano. Ricordatelo sempre: vedo bene che dietro il tuo grande perbenismo e buonsenso, si nasconde una prostituta”. Lei mi risponde con un ghigno disgustato. Io la sposto e vado avanti. Il treno si ferma. Mi sento tranquilla. Finalmente ho detto a quella persone come stanno le cose. Finalmente sa che riesco a vedere la sua vera natura. Dalla finestra del treno vedo lei che in lacrime piange e si lamenta, in mezzo a una decina di persone, fingendosi tanto ferita per quello che le ho detto (riferisce alle persone intorno cose non vere, inventate, non accenna a quel che le ho detto sul serio). Penso: “questa tipa è ancora più cattiva di quanto immaginavo… devo mostrare a tutti la sua vera natura”. Provo a scendere dal treno, mi ritrovo a camminare “controcorrente” immersa in una folla immensa di viaggiatori. Sono l’unica che va nella direzione opposta. Non riesco a riprendere la tizia, tanto meno a trovare il mio compagno.. contro la mia volontà mi ritrovo su un altro treno. Non so come. Sono l’unico passeggero del treno. Non c’è nessun altro. La mia unica grande ansia è che non posso avvisare il mio compagno di dove sono. E’ che mi manca, lo amo, e vorrei tornare da lui per dirglielo. Non mi preoccupa dove sono diretta. Forse a Sud. Guardo fuori dal vetro e vedo la tipa (sempre quella a cui ho fatto il discorso) circondata e coccolata da molte persone. Mi guarda con aria vittoriosa… ma a me sembra lei la perdente di una competizione che non esiste. Provo una grande pena per lei. Il treno va avanti… guardo fuori da finestrino: la stazione sparisce e mi trovo immersa in una città fatta di vetro. Tutte strutture complesse, di elevata fattura architettonica, molto belle… grandi grattacieli di vetro… il mio treno quindi è sopraelevato!!! sul tetto di uno di questi palazzi di vedo c’è un uomo in piedi. E’ fatto tutto di ombra. Ai suoi piedi dev’esserci un cane, anch’esso fatto tutto d’ombra. Mi sveglio.

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