23XI10- Sogno

Questi Post con intestazione “sogni”  fanno appello al mare della coscienza del web. Nella disperata ricerca di trovare collegamenti con altre menti che come me vivono sogni “lucidi” o esperienze oniriche particolari. E’ innanzitutto un omaggio a Jung. Poi è probabile che il mio cervello sia più vicino a quello di una scimmia che a quello di un genio, ma almeno ne sono consapevole, e non posso far altro, nel mio piccolo e nei miei versi, che tentare di costruire qualcosa che possa andare oltre. Vorrei conoscere altre sognatrici, e altri sognatori. Ho già scritto della mnemonica dei sogni su questo blog, vorrei iniziare ora a scriverli. Ho quaderni pieni di sogni, qui accanto a me… sono tutti scritti lì… eppure restano lì… e solo io posso interpretarli o analizzarli. E non sò… sento che per quanto pericoloso possa essere, renderli in qualche modo pubblici potranno aiutare non solo me, ma anche altre persone. Vorrei comparare con altri sognatori dei simboli ricorrenti, dei luoghi in cui andiamo e camminiamo. Posso dare spesso struttura alle sequenze. struttura spesso necessario, perché dove andiamo noi il tempo non esiste… o se esiste, è tutt’altra cosa.

Sono con mio marito e mio figlio. Ha circa cinque anni. Stiamo cercando una casa, abbastanza economica, dove andare a vivere. Mio marito, un grande uomo dai capelli biondi corti e gli occhi piccoli e azzurri (li vedo bene i suoi occhi) mi porta in una palazzina e mi dice di esser molto soddisfatto dell’appartamento che ha trovato. L’affitto era basso e c’era anche uno spazio “comune” dove il bambino poteva giocare. Non capivo bene cosa intendesse, ma lo seguo, felice ed incuriosita. Entriamo nell’appartamento e dopo due passi mi guardo intorno… c’ero già stata lì dentro. Era simile ad una casa dove avevo vissuto quand’ero adolescente. Ma era più piccola, il tempo l’aveva un po rovinata, il fatto che fosse disabitata la rendeva grigia e in qualche modo lugubre, ma sapevo che non era la casa che non andava, bensì il quartiere dove mi trovavo.
L’entrata della casa è alle mie spalle, le pareti sono grigie e un po nebbiose… per terra vi sono mattonelle di coccio marroni. sulla destra c’è un piccolo saloncino, più avanti una cucina con angolo all’americana. Mi affaccio alla finestra del salone… “che bello”  penso “si vede il mare da qua.” dovevo essere al terzo piano e vedendo che a circa 150/200metri v’era il mare. Era giorno. Il cielo era blu, senza nuvole e il mare infastidito, ma non eccessivamente mosso. Mi volto, e mio figlio corre nel corridoio che collega la cucina alle stanze. in fondo al corridoio c’era una porta finestra. Capisco che voleva uscire. Non riesco a vedere mio figlio in faccia, vedo solo, provando ad accarezzarlo (ma non ci riesco perché mi sfugge) dei bei boccoli biondo cenere. Quell’uomo, che io sapevo esser mio marito, o comunque il mio compagno… era lui il padre? non l’ho mai visto quel tipo nella realtà, ricordo solo fosse molto più alto di me… e aveva una grande stazza. seguo il mio bambino per il corridoio. mi trovo ad osservare il panorama dalla finestra con mio figlio e mio marito. Lui era molto soddisfatto, e non mi sembrava affatto preoccupato, anzi. Io non riesco invece a credere ai miei occhi. Dalla porta finestra si accedeva ad una specie di “parco sopraelevato” che collegava varie palazzine. Solo che era bruttissimo…l’erba era secca, piena di sabbia, le piante erano morte… c’erano altri bambini che giocavano lì, su giochini di plastica sbiaditi.

In fondo al parco… a circa 100 metri… vedo una cosa allucinante.
[dovrei disegnarvela per farvela capire ma proverò comunque a descriverla a parole] Vi era qualcosa di gigante. Alto come un palazzo di 10/11 piani, circolare, con un diametro di 40/50 metri. Sembrava essere una “scultura”, divisa in due parti: la base  e la parte superiore. Era tutta rossa e nera. C’era di tutto lì. La base sembrava fatta di interiora e ingranaggi, una mega discarica rosso/nera che si innalzava nel cielo a forma di obelisco circolare. Sopra invece v’era una specie di sfera, sempre fatta di bitume, rottami, metalli arrugginiti, scarti, sempre rossa e nera. Mentre osservo questa orribile “cosa” ci raggiunge l’agente immobiliare e ci dice “carina l’idea della zona ricreativa, no? bellissimo appartamento bisogna dire” io mi volto e seria dico all’agente: “sono già stata qui, in un altro sogno. Ma quel coso lì non c’era. Che diavolo è?? l’ultima volta che sono venuta qui lì c’era un palazzo!”  lui mi risponde: “Mah …si c’era un palazzo ma è andato a fuoco”… e nell’orrenda scultura intravedo pezzi di casa bruciata. Dov’era mio figlio in tutto questo? non lo trovo più, ma mio marito mi dice di stare calma, mi dice che va tutto bene, mi abbraccia. Sale una lieve nebbia e sento la sera che arriva. Dico a mio marito che la casa non va bene, che c’è qualcosa di troppo grosso, troppo profondo che non va. Che non va bene così come stanno andando le cose. Nel frattempo il livello del mare, sale, sale, e con le onde invade la strada. Capisco che in quella casa non ci sarebbe stato scampo se il livello del mare fosse salito ancora. Le onde, invadevano l’asfalto, i marciapiedi… Allora ci prendiamo per mano e ce ne andiamo. Ci dirigiamo verso il lungo mare. Camminiamo molto io e lui per mano, nel vento, nella nebbia creata dalla salsedine. inizia ad esserci parecchia gente… vediamo un locale lungomare (era una via di mezzo tra il locale c’è davanti al vittorio occupato ad ostia e un posto che non conosco). Aveva impalcature di legno marcio e due tipi molto grossi che si occupavano di scegliere chi potesse entrare nel locale sulla spiaggia e chi no. Sembravano dei pirati, solo che erano davvero molto molti grossi e brutti. Mio marito prende la mia faccia tra le sue mani. Mi sorride e vedo i suoi occhi chiaramente, un azzurro chiaro in questi occhi piccoli ed energici. Mi dice che entra lì dentro. Non ricordo se stesse entrando per cercare nostro figlio, ma non credo. I due tipi giganti lo fanno entrare. Sapevo an che avevo qualcosa che mi impediva di entrare, ma non ricordo cosa fosse. Ci provo comunque. Uno dei due, un pelato grande e grosso mi dice “lei non può entrare”. Me ne vado e mi dico che lì voglio andarci comunque. Mi metto a scalare piccole costruzioni che dividono il lungo mare dall’entrata della spiaggia. Scavalco e mi arrampico nascondendomi in queste scogliere. mi riavvicino al locale sulla spiaggia, scendendo per le rocce. Trovo molte persone, ma è tutto buio, ci sono solo delle torce qua e là, grandi torce infuocate. Non riesco a trovare mio marito e mio figlio. Sul mare, a pochi metri dalla riva, si innalza un grande bastione/castello sul mare distrutto . C’è gente dentro. Dagli scogli osserviamo tutti il bastione nel mare, avvolto dalle onde e dalla fitta nebbia come se ci fosse uno spettacolo teatrale al suo interno. Mangio carne cruda con altre persone.
Non ricordo poi nel sono andata sul bastione o meno. Credo che mi fossi immersa nel mare, lontano nel mare. Un mare scuro, mosso, quasi infuriato, ma caldo-tropicale- di notte.

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