Voci di Samhain

Ci siamo sedute sul muretto, quel giorno.
Il mare era calmo come al solito.
Quando ci sono io
il mare è sempre calmo, lo sai.

La sabbia era così fredda da infastidire le vene.
Il Libeccio sbuffava
non troppo convinto…
Nessuno di noi lo era in quell’epoca.

Vicino a te, nella tua mano, c’era la Montagna incantata di Thomas Mann.
Nella mia “The Dubliners” di James Joyce.
Eravamo così sole.
Ti scrivo oggi per salutarti. Perché mi manchi.
Mi vieni a trovare in questui giorni?
Ve la passerete meglio voi, nella valle dei Morti.

Anzi sai che ti dico?
era meglio se non venivi qui.
Rimarrai delusa. Ma non ti stupirebbe credo.

Più passa il tempo e più credo che quando ti sei buttata giù da quel palazzo
eri molto più consapevole di me.
Mi manchi anche se non so chi sei.
Ti sogno e non so dove vai.

Le parole lette, dette, sperate… si perdono
Come foglie nel vento
Come rotoli di carta strappati e gettati sull’asfalto.
Quasi dimentico il tuo nome… ma poi ritorni sempre
in questi giorni.

Se vuoi restami accanto, ancora un po.
La pioggia mi rende sola. Le pareti inebriano questa stanza con danze di spiriti.
Resta qui se vuoi, ma non ti perdere, mia cara.
Non restare qui per sempre, incatenata alle mie lacrime.

La neve arriva per tutti.
Avresti capito questa frase, se solo avessi decido di finire di leggere The Dubliners.
Lo hai fatto?

Lo sai la cosa più buffa?
Chi l’avrebbe mai detto… mi sto perdendo anch’io.

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