Letture, Studenti e “discussioni” tra colti.

Vorrei fare un post apposito per il libro che ho terminato di leggere due settimane fà: “Il giorno della Civetta” di Leonardo Sciascia. Questo scrittore, come molti altri del resto, hanno lasciato non solo “storie” ma la possibilità a noi italiani di prendere coscienza della nostra situazione. Spero di trovare il tempo.

Peccato che nessuno ormai legge con entusiasmo. Molti studenti universitari si attengono a studiare quelle poche pagine, appunti o libri che il docente assegna loro, senza andar mai oltre. Senza mai trovare un reale interesse a scoprire dove un abisso può condurre. Quel che dovremmo rappresentare noi laureati è una buffonata. Sono davvero poche le persone che ho visto studiare per amore della conoscenza. Più andiamo avanti, più l’ignoranza cresce, più questi studenti si sentono colti, sapienti, inseriti in un circolo élitario di quelli che “possono parlare”, esprimere opinioni politiche, dare consigli e correggere chi gli sta davanti, ignorando nella maggior parte dei casi il 70/75% dell’argomento di discussione.

Di fatto questa gioventù studentesca non riesce a conversare su un argomento ben delineato. Non esiste più una Tesi, un’antitesi e una sintesi. La maggior parte delle tesi sono dei “cut and paste” che farebbero accapponare la pelle dei studenti vecchio stile. Gli argomenti sono generici, privi di risvolti o interpretazioni innovative. Ovviamente parlo sempre in termini generici. Non metto in dubbio che esistono ancora persone davvero toste che remano contro-tendenza. Le discussioni sono frasi preconfezionate alla “uomini e donne”, gli argomenti vaghi, dei “pour parler” apparentemente impegnativi che prendono risvolti ridicoli.

Il futuro dell’Italia è costituito da branchi di pecore che si credono leoni. E i pochi leoni che restano hanno poche chances: emigrare, diventare outsider, farsi escludere involontariamente dai branchi che mirano a toglierseli dalle palle altrimenti dovrebbero sforzare delle meningi che forse non hanno mai smesso di dormire.

Dovreste sentire degli studenti di ingegneria parlare. Uno shock. Hanno il classico volto che dice: “Ehi! sono manzo, e più intelligente perché sono in questa facoltà. Io ho un futuro assicurato come impigato e mi pagheranno il quadruplo di te. Sei feccia. E che accento romano… IO parlo italiano, sono oltre”.

Ho sempre amato, per mio conto, le varietà dialettali. Siamo un caso unico. Dialettologia è stato uno degli esami più belli che ho dato. Mi piace parlare il mio dialetto. Il punto è che puoi parlare contemporaneamente il tuo dialetto e la lingua italiana. Se sei capace che male c’è? non fa radical chic parlare il proprio dialetto? Credo che Trilussa avrebbe sputato negli occhi a parecchia gente!

Quindi, quando non siete in ambito lavorativo, non state lì a preoccuparvi di come apparite, della vostra rustica lingua. Serve così tanta spontaneità a questo paese.

In altri termini, ormai tutti vanno in giro come se avessero infilato un palo su per culo…

E datevi una calmata!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s