Il disinnamoramento come desktop.

Aveva passato gli ultimi mesi della sua vita ad osservare l’uomo che amava.

Le giornate divenivano sempre più uniformi e piatte.
Lui la osservava sempre di meno, tantoché lei, pur vedendolo quotidianamente, iniziò seriamente a pensare che lui era troppo preso dai suoi mille problemi per guardarla. Guardarla veramente. Erano mesi che lui aveva smesso di guardarla, nonostante sorrisi e lunghe conversazioni.

Un vuoto le divorò il cuore in una frazione di secondo: non gli era rimasto più nulla. Era inutile alla società, alla natura; non aveva lasciato niente che potesse provare la sua esistenza. Nella sua testa una voce le sussurrava che stava sbagliando tutto, ma le strade da percorrere non sembravano affatto disposte a farsi calpestare.

Il tempo divenne un fattore estraniante. Lei lo cercava angosciata e lui le sussurrava che stavano tanto tempo- praticamente sempre- insieme, che non doveva preoccuparsi, che lui l’amava e la invitava minacciosamente a lasciarlo se non credeva alle sue parole.

Eppure lui non la guardava.

Lei pianse. Le lacrime versate erano inversamente proporzionali al senso del suo dolore. Pianse lontano e abbracciata lui, lei con il viso rosso e graffiato, gli occhi gonfi e dolenti, guardava lui dalla pelle secca. Lui che non versava una lacrima se non per se stesso e il suo dolore.

Lui desiderava altre presenze maschili. Non ché fosse omosessuale, ma la presenza d’un altro uomo lo rasserenava e faceva sì che sorridesse con estrema facilità. La sua vita stava mutando e lui non sapeva se fosse davvero quello che desiderava: la presenza di Lei lo aveva allontanato dai suoi cavi, dagli amici, dai desideri che l’uomo comunemente prova. Non la guardava, non per scelta o per cattiveria, semplicemente perché Lei non gli suscitava più niente. Gli era affezionato, non voleva ferirla. Si chiedeva spesso come sarebbe andata, con una donna più carina, con una mente tendente, per quanto femminile, ad una certa normalità.

Le era accanto tutti i giorni, eppure non sapeva rispondere a se stesso: forse non l’amava. Forse non l’avrebbe desiderata accanto per il resto della sua vita. Forse aveva già smesso di desiderarla.

Lei lo sentiva.

Così una sera, dopo aver riso e scherzato con lui per telefono… ricominciò a singhiozzare. E fece le valigie.

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